Può l’arte essere solo un gioco, seppur grande? Certo, almeno per i curatori di queste esposizioni che si svolgeranno fino al 9 maggio, in 3 differenti musei sul territorio, con l’intenzione ardua di rivedere 40 anni d’arte italiana inserendo però le espressioni artistiche nel contesto culturale, sociale economico di decenni rivelatisi cruciali per il nostro Paese. Così Luigi Cavadini al MAC (di Lissone, ripercorre gli anni dal 1947 al 58; Bruno Corà alla Rotonda di via Besana di Milano, segue la stagione dell’esplosione di linguaggi interdisciplinari dal 1959-1972; infine Giacinto di Pietrantonio al GAMec di Bergamo, segue design e transavanguardia dal 1973 al ’89. A Lissone si ammirano, nell’intreccio fra Milano e Roma, artisti di Forma 1 e Origine, poi MAC e movimenti nucleari e spaziali, con pezzi forti come Concetto spaziale 1951 di Fontana,e la ricostruzione di suoi Ambienti. Nè mancano Burri con Sacco del ’53, Capogrossi, Perilli, Dorazio, Consagra, Colla, Soldati, Baj, Dorfles, fino a Vedova. Ma sono anche gli anni in cui nascono la ’50 0 Fiat, la Lambretta, la Lettera 22, i Caroselli.
A Milano si parte dalla grande Colonna di Arnaldo Pomodoro prima dell’entrata. L’accesso è di impatto suggestivo, L’infinito di Melotti, scultura del ’69, anticipa i mirabili Concetto spaziale di Fontana (’62) e Ferro SP3, ’58-59 di Burri, ma sono 100 gli artisti presentati, impossibili da citare, in arrivo fra Roma, Milano, Torino e ma non solo. Sono gli anni del Vietnam, dei Kennedy, la crisi di Cuba, le brigate rosse, la contestazione, performances e happening. Il percorso si snoda fra dipinti, sculture, foto (di Ugo Mulas), video, alle pareti scorrono eventi. Poi i film: La Dolce Vita, La grande Guerra, Il grido. nuove riviste come Quaderni Piacentini, il Verri, Nuovi Argomenti. Domina la generazione Anni 60 con la nuova, libera concezione, meditazione sull’opera in sè e i suoi supporti, sfilano tra gli altri Manzoni, Castellani, Lo Savio, Bonalumi, I Cinetici e gli outsider.
Sorge il Gruppo ’63 in letteratura e l’Arte Povera con Celant, con opere di Kounellis, Pascali, Merz, Boetti, Fabro, Paolini, Anselmo, Zorio, Pistoletto, a Roma trionfa Ceroli con sagome in legno, Schifano, Angeli, Tano festa. Infine Bergamo, prende l’avvio da Pistoletto, poi si inoltre fra coloro che guardano alla memoria e al passato come Paolini, la Transavanguardia di Bonito Oliva e il Postmoderno. E’ tutto un rincorrersi di Chia, Cucchi, Clemente, Paladino, con predecessori o successori, De Dominicis, Ontani, Salvo, poi Carlo Maria Mariani, esponente dei Nuovi Nuovi o Anacronisti fino a Garutti. L’accento è tuttavia su interconnessione fra arte, moda, design, architettura disegnata, come i fogli di Purini e quelli memorabili di Aldo Rossi, non manca Portoghesi che alla Biennale veneziana avviò il Postmoderno con la Via Nuova. Ma ci sono anche i film di Moretti e i quelli di Carmelo Bene, i lavori di Sotsass, Pazienza, Mattotti.
FONTE: Fiorella Minervino per la Stampa-Arte
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Il doppio volto delle città. Lo stesso obiettivo dietro due mondi completamente diversi. Il comun denominatore: una grande firma della fotografia europea, Gabriele Basilico (nella foto). Lo spazio Oberdan (02774063.02/41) a Milano, ospita, dal 16 ottobre 2009, una mostra doppia, che vanta il patrocinio della
Dal 21 luglio (ore 18.30, a invito) al 13 settembre. Gli articoli e gli scatti pubblicati su «Camera Work», il giornale fondato da Alfred Stieglitz.
Una rivista, non solo una rivista. Ben pochi periodici al mondo hanno contribuito come «Camera Work» alla storia della fotografia: per le personalità ospitate e gli argomenti trattati, per l’influenza che ebbe sulla cultura visiva e artistica dell’epoca. Per la prima volta in Italia sono proposti al pubblico i 50 fascicoli originali (dal 1903 al 1917) della preziosa collezione conservata nelle raccolte museali della Fratelli Alinari. Creata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e Alinari 24Ore, la mostra si offre allo sguardo del visitatore in un percorso ricco di approfondimenti e di rivelazioni. 


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